Ergastolo per Ruotolo, è lui l’assassino di Teresa e Trifone

Posted by Marta Lorenzon on
Ergastolo per Ruotolo, è lui l’assassino di Teresa e Trifone

Ho provato pena per lui. Prima della lettura della sentenza avevo chiesto a Dio di darmi la forza di perdonarlo. Il Signore mi ha accontentato, mi ha fatto perdonare. Ero certa che avesse ucciso Trifone e Teresa ma non provavo più odio. Ora siamo tranquilli perché è stata fatta giustizia umana ed è molto importante.

Queste le parole di Eleonora Ferrante, la mamma di Trifone, dopo la condanna di Giosuè Ruotolo, ex militare di 28 anni.

Abbiamo avuto giustizia ma nostra figlia non tornerà mai. Non avremo mai pace. Un ergastolo non potrà mai lenire il nostro dolore. Ma almeno sappiamo quello che è successo. E un assassino è in carcere.

Aggiungono anche i genitori di Teresa, Rosario e Carmelina.

Ruotolo è stato condannato al carcere a vita per aver ucciso la coppia di fidanzati di Pordenone. Una notizia che ha sconvolto l’Italia intera il 17 marzo 2015, quando sono stati ritrovati i corpi senza vita dei due fidanzati all’interno della loro macchina. Trifone e Teresa sono stati uccisi da sei colpi di pistola a distanza ravvicinata. Il killer ha colpito prima Ragone, originario di Adelfia (Bari), mentre stava salendo nel veicolo, per poi colpire anche Costanza, siciliana. Avevano appena 28 e 30 anni.

Un senso di soddisfazione professionale per il lavoro svolto, ma non di soddisfazione umana. Non possiamo essere felici per una sentenza che vede condannato all’ergastolo un ragazzo di neanche 30 anni per delitti che riguardano due persone offese praticamente coetanee. Ruotolo non va assolutamente mostrificato.

Queste le parole del pm Pier Umberto Vallerin.

Una storia che non ha un lieto fine, con tre giovani vite rovinate per sempre, insieme a tutte quelle delle loro famiglie.

Clown Killer arrestato

Laika, il cane sacrificato per la gara allo Spazio: la verità

Posted by Marta Lorenzon on
Laika, il cane sacrificato per la gara allo Spazio: la verità

Era il 3 novembre del 1957 quando la cagnolina Laika è stata lanciata nello Spazio dai sovietici all’interno della capsula Sputnik 2. Dopo sessant’anni da questo triste anniversario, parla la novantenne biologa russa Adilya Kotovskaya, per ricordare questo inutile sacrificio.

Ci sono voluti anni per ammettere com’era andata realmente la missione, inizialmente raccontata come riuscita in modo perfetto. Adilya sapeva bene quanto sarebbe stata una missione inutile, creata solo perchè la Russia riuscisse prima degli USA a portare qualcuno nello spazio. Era un viaggio senza ritorno, di sola andata, ed era stato organizzato così sin dall’inizio. Kotovskaya racconta di essere stata l’ultima a vedere Laika.

Le chiesi di perdonarci, e ho pianto mentre l’accarezzavo per l’ultima volta

La missione era stata programmata perchè la capsula con Laika roteasse attorno alla Terra per otto giorni. Prima che la capsula si schiantasse, un’iniezione letale avrebbe messo fine alla sua vita, senza così farla soffrire ulteriormente. Per anni questa è stata anche la versione che è stata data al pubblico, ma la missione è andata in modo ben diverso.

Così come racconta la biologa russa, la missione era iniziata come previsto. Al lancio i battiti di Laika sono accelerati notevolmente, ma dopo tre ore era ritornata alla normalità. Cos’è successo quindi? La cagnolina è rimasta in vita per sole 9 rotazioni, poichè alla decima la temperatura all’interno della Sputnik 2 è aumentata. La temperatura è arrivata a superare i 40 gradi, ed in poche ore Laika si ritrovò disidratata, morendo per il surriscaldamento. La causa di questo surriscaldamento è probabilmente dovuta all’insufficiente isolamento della capsula ai raggi solari.

5 anni raccolta fondi ecco perchè

Dopo 5 mesi, il 14 aprile 1958, la capsula si disintegrò come in programma sopra i cieli delle Antille, nascondendo la triste fine di Laika fino a molti anni dopo. La Russia infatti, nonostante la morte improvvisa della cagnolina, ha continuato a trasmettere dalla capsula senza ammettere il fatto. Fino allo schianto e la fine così della missione, ha continuato ad ammettere la falsità sulla morte di Laika.

Laika era un bastardino di circa 3 anni, e pesava 6 kg, addestrata per il lancio e a vivere in spazi angusti. Una curiosità raccontata proprio dalla Kotovskya, è che fu scelta una femmina sempre per questioni di spazio. La femmina infatti, per urinare non aveva bisogno di alzare una zampa. Anche il nome venne scelto per propaganda, poichè il nome vero della cagnolina era Kudrjavka, ma troppo difficile da memorizzare.

Successivamente venne ammesso che la missione di Laika era totalmente inutile per la scienza. La capsula venne lanciata per dimostrare qualcosa che già si sapeva per certo, ovvero che un essere vivente poteva sopravvivere ad un lancio spaziale. Un lancio fatto solo per vincere la battaglia contro l’America, sulla “corsa allo Spazio”.

Fonte: Focus