L’autista di Parma aggredito dagli immigrati, racconta il tragico episodio

Dopo il terribile episodio dell’aggressione di alcuni immigrati ad un autista di autobus di Parma, parla il diretto interessato e racconta il tragico evento del quale è stato protagonista in negativo. Le immagini hanno fatto il giro del web e di molte televisioni nazionali, le quali hanno mostrato immagini raccapriccianti. L’uomo è stato minacciato e insultato ed è stato costretto ad asserragliarsi nell’autobus in attesa delle forze dell’ordine.

Il racconto dell’autista di Parma

L’uomo ha riferito ai microfoni de “Il Giornale“, di essere stato aggredito da un gruppo di immigrati, circa venti persone. Il gruppo dopo averlo immobilizzato e circondato, lo ha picchiato selvaggiamente ed insultato anche verbalmente. Dopo una difficile azione di difesa, l’autista ha raccontato di essere riuscito a chiudersi nell’autobus. Successivamente è riuscito a filmare con lo smartphone gli immigrati all’esterno. La reazione degli extracomunitari è stata ancora più violenta, perché, hanno cominciato a colpire con calci e pugni i vetri e le portiere del mezzo, ma fortunatamente senza riuscire a sfondarle.

Le immagini dell’aggressione

L’episodio ripreso da un video

Il video girato dall’autista una volta riuscito a chiudersi nell’autobus, ha fatto il giro del web, diventando letteralmente virale. Dal video si evince e si conferma il racconto del diretto interessato. Il motivo dell’aggressione era legato al fatto che l’autista ha cercato di farli spostare dalla banchina. Infatti ha raccontato quanto segue:”Forse se la sono presa perché provavo a farli spostare dalla banchina. Quando sono arrivato erano seduti in mezzo alla piazzola di sosta a bivaccare. Ho suonato il clacson, ma non si muovevano. Allora ho cercato di evitarli con alcune manovre e sono andati su tutte le furie.” Poi ha raccontato i momenti più terribili della vicenda:”Ero convinto che mi ammazzassero. Ero lì, a terra, pensavo: ‘Ora mi uccidono’. Io sono abbastanza forte, ho cercato di difendermi e bloccargli le mani. Guardi che quello che mi ha aggredito era bello alto. Fanno paura. Io sono robusto, ma se al mio posto ci fosse stato un collega meno forte, ora sarebbe morto”