Morgan Robertson, lo scrittore che anticipò la fine del Titanic

Morgan Robertson, lo scrittore che anticipò la fine del Titanic

Il 15 aprile 1912 avvenne il tragico naufragio del Titanic, il monumentale transatlantico  la cui fine inaspettata sconvolse il mondo. Il Titanic fu costruito a Belfast ed era dotato della migliore tecnologia dell’epoca; tuttavia la perfezione della sua costruzione non riuscì a salvarlo dall’ineluttabile disastro. Infatti  è noto che la causa del suo naufragio è stata la collisione con un iceberg, che provocò grosse falle alla monumentale imbarcazione. La tragedia del Titanic ha ispirato al  regista James Cameron l’omonimo film del 1997.

Inaspettatamente, uno scrittore americano, Morgan Robertson, ha anticipato e in un certo senso previsto il suo naufragio.

La “previsione” di Morgan Robertson

Morgan Robertson è uno scrittore americano nato nel 1861, autore di diverse opere di ambientazione marittima. Tra queste una certa notorietà riscontrò il romanzo The wreck of the Titan, pubblicato nel 1898. Il successo dell’opera è dovuto principalmente al fatto che esso narra il naufragio di una prestigiosa nave, il Titan, a causa dell’urto con un iceberg. Ebbene, 14 anni dopo avvenne il naufragio del Titanic, in modo molto simile a quello, fittizio, del Titan.

Infine Robertson pubblicò nel 1905 il romanzo The submarine destroyer, in cui compare il periscopio, strumento utilizzato nei sottomarini dal 1902.

Affinità tra il Titan e il Titanic

Le due tragedie, una narrata, l’altra realmente accaduta, presentano infatti diversi punti in comune. Le due imbarcazioni sono in effetti simili non solo per quanto riguarda il nome, ma anche per alcuni particolari. Il Titan è descritto della lunghezza di più di 240 metri, il Titanic misurava più di 260 m; la loro stazza, il numero dei compartimenti stagni e la velocità massima quasi identici. Entrambe potevano trasportare un numero altissimo di passeggeri per l’epoca: quasi 3000 il Titan, più di 2000 il Titanic.

Il dettaglio più impressionante è che in entrambi i casi, quello immaginato e quello reale, l’affondamento inevitabile dell’imbarcazione è dovuto alla collisione con un iceberg.

 


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