Mini Cooper, la versione sportiva della Mini anni 60

6tony86 - Pubblicato il: 15 Novembre 2017

La Mini, nella sua prima versione, era entrata in produzione nel 1959 cessando nel 2000 come  British Motor Corporation (BMC).


Negli anni ’60 è un simbolo di libertà e anticonformismo.

La prima vettura della Mini nasce nel 1959 nel Regno Unito e conquista subito i cittadini inglesi, ma anche nel resto dell’Europa.

L’azienda produttrice decide di concedere il marchio anche ad altre case automobilistiche estere, come nel caso dell’italiana Innocenti (noto marchio produttore della mitica Lambretta).

L’idea di produrre un auto dai bassi consumi, nacque da una delle tante crisi del petrolio che affliggevano gli Stati europei compreso la Gran Bretagna (determinante la crisi del Canale di Suez che paralizzò la fornitura dei prodotti petroliferi verso l’europa).

Gli inglesi non si fermarono solo al basso consumo, ma risparmiarono anche nella struttura stessa dell’auto riducendo all’essenziale le strumentazioni e l’abitabilità stessa.

Non si poteva definire una piccola cinque posti, ma una comoda quattro posti.


Di DeFacto – Opera propria, CC BY-SA 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2273227

Se a possedere una Mini è stato anche un gruppo che si chiama The Beatles… la cosa non poteva certamente passare inosservata alla generazione dei figli dei fiori.

Questa incredibile e piccola vettura, nata nel Regno della Rolls Royce, era destinata a diventare oggetto di cult per le generazioni dall’animo ribelle, un vero e proprio “abito” per ogni rivoluzionario degno di rispetto.


Ma il tempo passa e delle rivoluzione rimangono le poesie, le crisi e le guerre del petrolio entrano nella quotidianità. Soldi e lavoro non ne mancano!

La famosa luce in fondo al tunnel è accecante e la pensano così anche i Beatles che sfoggiano una variopinta Rolly Royce tanto per non dimenticare lo spirito con il quale erano nati.


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Quando un evento conquista la platea dei consumatori, bisogna trovare un concorrente. Coppi e Bartali, Vespa e Lambretta… Fiat 500 e Mini Minor.

La Mini fu prodotta per esigenze energetiche e di consumi da limitare. La Fiat produsse la 500 per dare la possibilità di dare un’auto per tutti.


Alec Issigonis fu il progettista di questa Mini-vettura a 4 posti, equipaggiata con il motore a 4 cilindri già montato nella Austin A35.


yle="text-align: left;">Questo progetto fu anche motivo di concepire diversamente la disposizione del motore ponendolo in posizione anteriore-trasversale, il cambio sfruttando la coppa dell’olio fu montato sotto il motore stesso, non per ultima la trazione anteriore.

L’auto superava appena i tre metri e l’abitacolo era abbastanza comodo per quattro passeggeri. La carrozzeria era a 2 volumi con 2 porte.

Altre caratteristiche innovative erano costituire dalle sospensioni a ruote indipendenti con supporti in gomma (sostituendo le molle),,

Le ruote, ovviamente mini, 10 pollici anche per ridurre l’ingrombo dentro l’abitacolo da parte dei parafanghi.

Nota dolente da parte del vano bagagli, che seppur dotato di un ampio sportello, doveva sacrificare il 25% dello spazio al serbatoio del carburante.

Comunque poter ribaltare i sedili consentiva il trasporto di bagagli anche ingombranti,

Il motore era un A-Series con albero a camme laterale di 848cm³, alimentato a carburatore e potenza di 34 cv

Una caratteristica particolare era l’assetto di guida che consentiva una guida con un volante quasi verticale.


Mini Cooper



nel 1961 esordisce la versione sportiva realizzata da John Cooper. L’elaborazione ovviamente puntava ad aumentare sia la potenza che il rendimento del motore.

La cilindrata passò da 848 a 997 cm³ con 2 carburatori tipo SU da 1.25. Freni anteriori a disco e un assetto rivisitato.

La potenza di 55 CV era adeguata alle caratteristiche della vettura. Ulteriori elaborazioni portarono la Mini Cooper a vincere la vittoria di classe al Rally di Montecarlo nel 1963

Seguirono altri successi. Lo slogan per reclamizzarla divenne storico: ” Sabato a far la spesa, domenica alle corse“.

Eccezionalmente stabile sui percorsi misti si trova a suo agio sia in città che in autostrada. La Cooper oltre tutto e rispetto alla più spartana Mini si presenta con particolari più definiti ed una strumentazione più completa.

Nel 1969 occorrevano 1.230.000 di benedette lire per averla chiavi in mano.

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