Natuzza Evolo: mistero e misticismo delle stigmate

Natuzza Evolo: mistero e misticismo delle stigmate

Natuzza Evolo: legata ad un mistero lungo duemila anni

Le stigmate (dal greco stigma, che vuol dire marchio) sono tra i misteri più antichi della religione cristiana.

Queste piaghe, simili a quelle inflitte a Gesù prima e durante la crocifissione, considerate segni divini, sono comparse dall’inizio del Cristianesimo a circa 350 persone (più di due terzi sono donne) tra cui San Francesco d’Assisi, Santa Caterina da Siena, Santa Teresa d’Avila e Santa Veronica Giuliani.

Nel secolo scorso le stigmate comparvero a Gemma Galganipadre Pio (oggi San Pio da Pietrelcina) e a Natuzza Evolo.


«Sento dolore e soffro molto, ma solo fisicamente, Chí ha Dio possiede la gioia»


Natuzza Evolo sosteneva che in questi periodi non poteva comunicare con il suo angelo custode.

Né di Quaresima né di venerdì e soprattutto mai durante la Settimana Santa.

Eppure erano quelli i momenti delle stigmate per la mistica italiana più famosa d’Italia (insieme a Padre Pio).

Sono i giorni in cui il sangue le trasudava dalle piaghe e fino alla domenica di Pasqua i dolori corporali con le davano tregua, facendole rivivere tutte le tappe della settimana di Passione.

Incontrarla era già di per sé un piccolo miracolo anche per via della salute che si faceva sempre più cagionevole.


Parlare con i morti, visioni della Madonna, bilocazioni, emografie


Di fronte a questi eventi sarebbe stato facile scivolare nel sensazionalismo, per questi motivi mostrava una sua naturale diffidenza verso certa stampa e televisione italiana che spesso la presentavano come il «fenomeno Natuzza» in chiave miracolistica, finendo per offuscarne quasi la persona e l’opera.


Moglie e madre


La sua casa era a Paravati su una collina di uliveti, ai margini della strada statale 18, con l’Aspromonte all’orizzonte e Mileto a meno di un chilometro, sorge questa piccola Lourdes della Calabria.

E’ un territorio abitato per secoli da eremiti e monaci orientali, quello in cui era nata e viveva la mistica calabrese.

Fortunata Evolo per gli uffici dell’anagrafe, «Natuzza la Santa» per la gente che in tutto il mondo la venera.

Milioni i pellegrini che per decenni si sono spinti fino al cuore di questo lembo di terra che divide due mari, in una regione sospesa tra oriente e occidente, tra spinte innovative e mentalità tradizionale.

Nacque il 25 agosto del 1924 in una di quelle casette del posto e alla fine degli anni ’90 decise di tornarci a vivere insieme a suo marito.

Non è stata una scelta casuale, perché il suo angelo custode, un giorno, le indicò esattamente il luogo.

E nello spiazzo di fronte, in fondo a quella strada che si chiamerà Viale della Salvezza, sorgerà una grande chiesa in pietra per accogliere tutti i bisognosi, questa era la speranza di Natuzza.


Natuzza. La storia

Comincia a sei, sette anni, mai un giorno di scuola, una famiglia poverissima, un padre lontano emigrato in Argentina e già un segreto enorme da custodire: le prime macchie di sangue comparse sui piedi.

Non capii subito cosa le stesse accadendo, così andò dal ciabattino a dirgli che forse le era entrato un chiodo sotto la suola delle scarpe, ma lui non trovò nulla.

Da allora cercò di tenere le piaghe nascoste, solo il nonno ne venne a conoscenza.

Mantenne il segreto anche con la famiglia dell’avvocato Colloca dove andò a servizio a 14 anni.

Finché non divenne evidente: due fori su ogni caviglia.  Sulle ginocchia. invece, si intravedevano dei «disegni» a sangue di una precisione incredibile.

Le stigmate sui polsi però, soprattutto quelle a forma di croce della mano sinistra, le copriva con le maniche.


Le prime visioni


Un mistero per tutti coloro che hanno cercato di spiegarlo, ma non per lei.

E’  giovanissima quando ha le prime visioni di Gesù, della Madonna e dei defunti.

Per questa medianica particolare verrà sottoposta anche a degli esorcismi da alcuni sacerdoti nella vicina cattedrale di Mileto.

A 16 anni la condussero dal vescovo di Mileto e poi la chiusero in una casa di cura mentale a Reggio Calabria, dove rimase un paio di mesi.

Le fecero tante domande e alla fine dissero che era isterica e che tutto si sarebbe risolto dopo il matrimonio o con l’arrivo dei figli.

Dentro di lei sapeva bene che era Gesù che decideva. Lei però ha avuto una vita normale.


Il matrimonio


A 19 anni si sposò con Pasquale Nicolace, un falegname del suo paese, con il quale ha avuto cinque figli.

Come ha potuto conciliare le sue doti eccezionali con la vita di tutti i giorni?

Confessò che all’inizio non voleva sposarsi, anzi pensava di farsi suora.

Le erano già apparsi San Francesco di Paola, la Madonna, cadeva spesso in trance , perdeva i sensi e udiva le voci dei defunti.

Voleva dedicarsi a Dio, invece la avevano quasi costretta al matrimonio.


Gesù le disse: “curerai la tua famiglia e anche il resto del mondo”


Suo marito e i suoi figli avevano sempre compreso che doveva condividere il dono che aveva ricevuta.

Gli diceva: sono madre di tutti, non solo vostra.

Aprire la porta alla gente diventò un fatto normale: i più piccoli a volte prendevano il biberon da altre donne, mentre lei parlava con i bisognosi.


La porta era sempre aperta


Come divideva il suo tempo?

«Andava a letto a mezzanotte, dormiva quattro ore, poi si svegliava per preparare il necessario ai suoi figli.

Dopo, per tutta la giornata, riceveva le persone. Anche quando da ragazza divenne una signora di ottant’anni.

i figli erano cresciuti e si erano diplomati e sposati rendendo orgogliosa Natuzza che non aveva potuto studiare, ma il pellegrinaggio alla sua modesta abitazione continuava ininterrottamente.

Dalla mattina alla sera passavano centinaia di persone al giorno con problemi psicologici, spirituali, fisici, materiali.

Ore intere dedicate agli altri, senza mai accettare ricompense, senza un lamento o un attimo di cedimento.

Numerose le persone che hanno acquisito una fiducia incrollabile nelle sue capacità curative.


«lo non faccio miracoli, ripeto soltanto le cose che mi suggerisce l’angelo custode»


Diceva che l’angelo custode era come un bambino di 8-9 anni con i piedi sollevati da terra che ci sta accanto.

Ma era la comunicazione con i defunti che spingeva centinaia di persone al giorno a consultarla.

Ognuno portava foto dei propri cari affinché potesse riconoscerli incontrandoli nei suoi viaggi spirituali e in genere la mistica di Paravati veniva “visitata” da questi defunti che lasciavano messaggi per i parenti.

E lei il tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti, una possibilità per recuperare il rapporto interrotto, si direbbe in antropologia.

Accanto alle emografie (i disegni col sangue impressi sui fazzoletti), alle stigmate e alla trance, la comunicazione con i morti è stato uno dei misteri più seguiti dai telespettatori italiani.

In più occasioni ha tenuto incollati al video milioni di persone.

Negli anni ’50-60 arrivarono studiosi da tutto il mondo per assistere ai suoi stati di trance e testimoniare dei diversi idiomi in cui si esprimeva in quei momenti.

Ma era dal ’56 che non cadeva più in trance. E come accadeva?

Lei non sapeva spiegarselo, ripeteva quello che le diceva l’angelo, rispondeva al suo interlocutore nella sua lingua, per farsi capire.

Tutto qui, diceva con semplicità. Si definiva «una pietra scartata» questa donna umile e spirituale, che ha dedicato tutta l’esistenza agli altri.

Nell’87. con il contributo di molti, riuscì a dar vita a un progetto di assistenza sociale e spirituale per giovani, handicappati e anziani che, insieme alla chiesa, costituisce un vero e proprio «rifugio per le anime».

Nella sua casa-rifugio vivevano una trentina di persone anziane e alcuni inservienti, ma quando la chiamavano dal piano di sotto Natuzza Evolo la veggente, la mistica, l’unta di Paranti tornava a essere solo una moglie.

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