Parla ex moderatrice Facebook: “blocchiamo contenuti agghiaccianti”

momisunflower - Pubblicato il: 27 Settembre 2018

In molti non sono a conoscenza di chi sta dietro al grande lavoro di monitoraggio dei contenuti del social Facebook. Non è come molti credono frutto solo ed unicamente delle macchine, ma ci sono anche persone in carne ed ossa. Questa è la storia di una di questi moderatori che ha deciso di denunciare Facebook. Il perché? Il mancato sostegno psicologico per i dipendenti obbligati a vedere ogni giorno delle atrocità.

Quando scrivete un post o condividete una foto o video nel social, i controlli che deve superare sono molti. I primi a verificare i post sono degli algoritmi, che tramite codici e parole chiave blocca il contenuto se inappropriato. In questo caso non sussiste alcun problema psicologico essendo una macchina senza sentimenti, ma gli algoritmi non sono da soli in questo lavoro. Si sà che le macchine non sono perfette, ecco perché subentrano anche dei moderatori in carne ed ossa.

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Selena Scola era una di questi moderatori che si occupavano di controllare i contenuti prima di pubblicarli sul Social. Un compito più complicato di quanto si pensi, poiché ogni giorni si trovano faccia a faccia con contenuti definiti agghiaccianti.

I post che gli utenti pubblicano variano da violenza fisica, pornografia, violenza sessuale, pedopornografica. Contenuti d’odio, di razzismo e che istigano al suicidio. Immagini destabilizzanti che creano danni psicologici molto gravi a tutti i dipendenti che si ritrovano a vedere anche più volte questi contenuti. I moderatori infatti spesso devono osservare anche i piccoli dettagli per assicurarsi del contenuto. Si parla di effetti che anche gli psichiatri hanno definito simili al post-trauma di chi va in guerra.

Anche il legale di Selena Scola ha affermato che Facebook va contro la legge che deve assicurare un posto di lavoro che tuteli i dipendenti. In questo modo anzi, porterebbe alla pazzia e alla depressione chi ci lavora.

Nonostante nell’ultimo periodo l’agenzia avesse garantito la presenza di supporti psicologici individuali e/o di gruppo per i dipendenti, il problema rimane. Probabilmente questi aiuti non sono sufficienti oppure non sufficientemente pubblicizzati all’interno dell’azienda. Ciò che assicurano nuovamente, è l’importanza che anche loro danno a questa delicata questione, promettendo di risolvere al più presto il problema.