[Storie di migranti] Yaya, dall’Africa all’Italia per non morire

[Storie di migranti] Yaya, dall’Africa all’Italia per non morire

La storia di Yaya la troviamo raccontata nel blog Il Nomade. Una breve ma significativa intervista fatta a questo ragazzo africano all’epoca di 24 anni, che ha visto in Italia la sua unica possibilità di sopravvivere. Una storia scritta per far riflettere tutte quelle persone abituate prima a giudicare e poi, forse, ad ascoltare cos’hanno da dire queste persone.

Yaya viene dalla Gambia, e la sua storia ha inizio proprio tra i banchi di scuola. Quell’edificio che dovrebbe garantire l’istruzione e la tranquillità, è il motivo che lo ha spinto a scappare. Così come racconta il ragazzo, era vietato arrivare in ritardo a scuola, ma non era una nota o un richiamo quello che si riceveva in caso contrario. Tutti i ragazzi che tardavano anche solo di un minuto, venivano picchiati. Le forze dell’ordine legavano mani e piedi dei ragazzi e li picchiavano a sangue, spesso anche fino alla morte.

Yaya racconta anche di come fosse vietato dire qualsiasi cosa che potesse vagamente sembrare contro lo Stato. Un suo amico per aver pronunciato la frase “è crisi per tutti“, è stato aggredito dalla polizia in borghese presente al bar.

Quella mattina Yaya doveva andare a scuola insieme al suo amico Bembà, proprio com’erano soliti fare da una vita. Bembà però avvisò Yaya di ritardare, obbligandolo così ad una corsa contro il tempo per arrivare prima del suono della campanella. Una sfida che il 24enne vinse, ma purtroppo non poté condividere il destino con l’amico. Il ragazzo ricorda ancora in lacrime l’insegnante entrare in classe piangendo, facendo capire così l’accaduto. Bembà era stato picchiato per il ritardo, e così ucciso. Yaya, con tutti gli studenti della scuola, hanno fatto una rivolta per vendicarsi della morte dell’amico, ma questo mise il ragazzo nell’elenco dei ricercati.

Migrante picchiato dopo visita Papa

Da qui inizia la fuga di Yaya, condannato a morte per non aver accettato la morte dell’amico, avvenuta per essere arrivato in ritardo a scuola.

La madre di Yaya ha avvisato il figlio che la polizia lo stava cercando a casa, così il ragazzo ha dormito da un amico e poi è scappato in Senegal. Salutando per sempre la sua Gambia, è rimasto in Senegal per tre mesi, poi ha viaggiato fino a Mali, poi in Nigeria ed infine in Libano. In questo ultimo posto ha saputo della possibilità di giungere in Italia per mettere fine alla sua fuga in modo decisivo. Il viaggio costava 1.200 euro, e sarebbe durato 3 giorni. Yaya ha lavorato in un panificio libano per risparmiare ed ha affrontato così quel viaggio che ricorda ancora con estrema paura.

Erano in 76 in un gommone. Yaya aveva un piede sul gommone ed uno in acqua, e per due giorni non mangiarono per mancanza di sprovviste. Un elicottero italiano li ha salvati giusto in tempo poiché nel gommone stava entrando acqua e lo scafista stremato, non guidava più.

Ora Yaya lavora come meccanico, proprio il lavoro che sognava di fare in Africa. Trova spesso ragionevole il razzismo di molti italiani davanti a notizie che vedono gli extracomunitari protagonisti di violenza. Ma Yaya è volenteroso e pieno di bontà, e chiede a tutti gli italiani fiducia, e a tutti gli immigrati la testa ed il rispetto.


Lascia un commento...

avatar
  Iscirviti  
Notificami
Puoi migliorare la tua esperienza di navigazione dandoci il permesso di utilizzare i dati raccolti per fini pubblicitari. Privacy Policy

X
Questo sito utilizza cookies per raccogliere statistiche anonime e per ricordare le tue scelte.