22 anni in carcere da innocente: la storia di Giuseppe Gulotta e la verità dietro la strage di Alcamo Marina

22 anni in carcere da innocente: la storia di Giuseppe Gulotta e la verità dietro la strage di Alcamo Marina

Era il 1976, ed in una stazione dei carabinieri in provincia di Trapani avveniva la strage di Alcamo Marina. In quel 27 gennaio, oltre a perdere la vita due giovani militari dell’Arma, avviene uno degli errori giudiziari più gravi della storia italiana. Giuseppe Gulotta, dopo aver scontato 22 anni di carcere da innocente, ritorna a far parlare di sé nel 2019. Da vittima, richiede un risarcimento di 66 milioni di euro all’Arma dei Carabinieri per quanto commesso in quel lontano 1976.

Per comprendere le ingiustizie subite da Giuseppe Gulotta e dagli altri ragazzi dell’epoca, dobbiamo ripercorrere i fatti accaduti in quella terribile notte.

Era il 27 gennaio del 1976, e con una fiamma ossidrica delle persone tutt’ora ignote hanno fatto irruzione presso una stazione dei carabinieri ad Alcamo Marina, in provincia di Trapani. In quella notte i due carabinieri Carmine Apuzzo, 19enne, e Salvatore Falcetta, morirono crivellati di colpi. Fin da subito furono diverse le ipotesi sugli assassini di quella che si ricorderà in futuro come la strage di Alcamo Marina. Le prime a venire sospettate furono le Brigate Rosse, fino ad arrivare alla mafia. Alla fine, scattarono le manette a quattro ragazzi della zona.

I quattro ragazzi di Alcamo Marina

Ad essere condannati per l’omicidio dei due carabinieri, furono quattro ragazzi di Alcamo Marina. Fu dato l’ergastolo a Giuseppe Gulotta e Giovanni Mandalà, mentre Gaetano Santangelo e Vincenzo Ferrantelli vennero condannati a 20 anni di reclusione. Ad accusare di omicidio i quattro ragazzi all’epoca quasi tutti minorenni, fu un carrozziere di Partinico, nella provincia di Palermo. Un ulteriore mistero ruota attorno alla figura di quest’uomo, Giuseppe Vesco, che confessò la strage accusando i quattro ragazzi, ritrattando subito dopo. Passati pochi mesi da questa accusa, si scoprì il corpo dell’uomo impiccato all’interno della sua cella. Il mistero non ruota attorno alla sua confessione, ma alla sua morte. Vesco infatti, non sarebbe stato in grado di impiccarsi poichè possedeva una sola mano.

Nel 1976 i militari portarono in carcere Giuseppe Gulotta insieme a Giovanni Mandalà. Quest’ultimo però, morì di morte naturale dopo anni di reclusione, nel 1998: incarcerazione che si rivelò solo poi ingiusta. Gli altri due ragazzi condannati a 20 di carcere, Santangelo e Ferrantelli, scapparono in Brasile ottenendo lo status di rifugiati. Nel 1995 i militari arrestarono Gaetano Santangelo, portandolo in carcere.

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La verità viene svelata

Siamo nel 2000 quando si aprono le porte del carcere per Santangelo, mentre Ferrantelli continua a rimanere latitante in Brasile. Gulotta invece, continua a scontare la sua pena in carcere. Dopo 22 anni di reclusione da innocente, l’ex brigadiere Renato Olino, racconta la verità sul defunto Giuseppe Vesco e quella confessione che risultò essere fasulla. Olino infatti, rivela le torture e le atroci violenze eseguite sul carrozziere di Partinico perchè confessasse un omicidio mai avvenuto.. Da quanto raccontato dall’ex brigadiere, quattro militari dell’Arma hanno torturato con l’elettroshock e la tortura dell’acqua (annegamento simulato), Vesco. Successivamente il pentito di mafia Vincenzo Calcara, affermerà che la morte del carrozziere è avvenuta a causa delle sue parole mosse contro i militari dopo aver ritirato quanto detto per incastrare i ragazzi. Giuseppe Gulotta e gli altri ragazzi, vennero picchiati e abusati. Dopo essere stati minacciati di morte, i carabinieri gli incastrarono con prove fittizie nascoste in un secondo momento nelle loro abitazioni.

La libertà ed i risarcimenti

Il 22 luglio 2010, Giuseppe Gulotta esce finalmente dal carcere in libertà vigilata, e nel 2011 inizia la prima revisione del processo. Solo nel 2016 però, a 36 anni dal suo arresto, l’uomo si vedrà assolto con formula piena dalla corte. Nello stesso anno il tribunale dichiarerà la probabile estraneità dei fatti anche dei due defunti Mandalà e Vesco. Con loro, il tribunale dichiara estranei dai fatti anche il latitante Ferrantelli e Santangelo, uscito dal carcere nel 2000.

Nel 2016 l’Italia torna a parlare nuovamente dell’errore giudiziario e dell’ingiusta detenzione più grave mai avvenuta nella nostra storia. Al fianco del suo avvocato Baldassare Lauria, Giuseppe Gulotta richiede ed ottiene un risarcimento di 6 milioni e mezzo dallo stato Italiano per ingiusta detenzione. Questa cifra risulta essere la più alta mai pagata dal nostro Stato per un errore giudiziario. Ed in questi giorni del gennaio 2019, per la prima volta dopo duecento anni di storia, una vittima cita per responsabilità penale l’Arma dei carabinieri. Gulotta ora chiede all’Arma 66 milioni di euro di risarcimento per i danni morali ed esistenziali subiti, a causa delle torture e violenze inaudite vissute in quegli anni.

Tutt’ora, i veri mandanti della strage di Alcamo Marina rimangono sconosciuti.


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