Agricoltura: quando il biologico tradisce la sua etichetta

Agricoltura: quando il biologico tradisce la sua etichetta

Due ortaggi su tre, secondo la Repressione Frodi, contengono principi attivi illegali e talvolta veri e propri veleni. Ciò dipende dall’uso in agricoltura di fertilizzanti non consentiti dalla legge.

Questo problema riguarda anche i prodotti biologici, che purtroppo non sono sempre regolamentari. Nonostante costino più degli altri. Per esempio, di recente nel lazio sono state ritirate forti quantità di fertilizzanti alla matrina, utilizzati per la coltivazione di prodotti biologici.

Fertilizzanti e agrofarmaci in agricoltura

Bisogna in primo luogo distinguere in agricoltura fertilizzanti e agrofarmaci.

I fertilizzanti sono concimi che nutrono il terreno accrescendone la fertilità. Contengono in genere 14 sostanze necessarie alla vita e allo sviluppo delle piante, tra le quali troviamo anche azoto, fosforo e potassio.

Gli agrofarmaci o fitofarmaci servono invece a curare le malattie e delle piante. Sono comunemente chiamati antiparassitari e pesticidi. L’uso dei pesticidi è severamente regolamentato, in quanto essi sono pericolosi per l’uomo e l’ambiente.

Le sostanze chimiche “a doppio uso”

Alcune sostanze chimiche sono “a doppio uso”, possono cioè essere alla base di fitofarmaci e fertilizzanti. Tuttavia per entrare in commercio tali sostanze devono avere per legge un unico utilizzo. In pratica, è illegale commercializzare e utilizzare in agricoltura prodotti chimici che siano allo stesso tempo fitofarmaci e fertilizzanti.

Cosa dice la legge

Chi viola la normativa europea è obbligato a pagare fino a 250.000 euro di multa. La normativa deve essere rispettata da commercianti, contadini e soprattutto dalle fattorie che producono prodotti biologici.

Perché viene infranta la legge da agricoltori e produttori?

Gli agricoltori e i rivenditori che infrangono la legge sull’uso dei fertilizzanti lo fanno per diverse ragioni, ingiustificabili.

In primo luogo, è meno costoso produrre un concime piuttosto che un agrofarmaco.

In secondo luogo, cambia il tipo di commercializzazione. Per il fitofarmaco serve “l’approvazione da parte delle autorità europee e nazionali”, dietro la presentazione di un poco economico dossier. Per il fertilizzante è necessaria invece la dichiarazione da parte del produttore delle principali sostanze chimiche presenti nel concime.

Infine è obbligatorio segnare in un apposito registro tutti i trattamenti con pesticidi effettuati durante i lavori agricoli. Tale obbligo non riguarda però i concimi.


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